venerdì 19 aprile 2013

Il rapporto tra arte e economia

L'arte e i suoi prodotti ha riflessi diretti e indotti. I riflessi diretti sono sintetizzabili nella produzione e nel consumo del bene artistico.
Da parte degli artisti c'è il consumo diretto dei fattori artistici, come vernici, supporti, materiale vario. Il consumatore invece consuma il prodotto artistico acquistandolo. Ma i consumatori sono vari, i collezionisti, gli speculatori, lo stesso mercato.
L'economia dell'arte però non studia solo questo aspetto economico dell'arte. I benefici indotti dal consumo d'arte hanno una rilevante importanza. Si ha la crescita della società e con essa l'evoluzione dell'uomo.
Questa branca dell'economia è stata affrontata sia da econimisti interessati a singole arti che da critici che ne volevano diffondere l'importanza che da pittori e artisti che vedevano nei loro prodotti anche un tornaconto per l'artista (che potesse sostenerlo innanzitutto o come soddisfazione dei gusti delle masse).
L'artista Van Gogh scriveva nelle sue lettere "sto cercando di dare un valore commerciale ai miei quadri" e inoltre lui stesso faceva riproduzione delle sue opere che reputava più commerciali.
L'artista però si trova davanti ad una scelta. La pure arte o soddisfare i gusti di altri. Nel primo caso nasce un grave problema di sostentamento dello stesso artista, nel secondo caso si rischia di perdere la propria identità. Certo il mercato influisce su un'opera attraverso i voti-euro. Più si acquista, si domanda quell'opera è più acquista valore. Per un artista potrebbe sembrare una mera valutazione, ma fortunatamente il mercato è tanto vasto da poter contenere innumerevoli pluralità di soggetti con gusti diversi dando spazio a prodotti, opere innovative e differenti.
Invece il critico valuta l'opera per concetti. Il critico è il terzo soggetto in questa economia, affiancando l'artista e il mercato. Può supportare o distruggere un artista e può informare o confondere il mercato. Principalmente il critico designa di un opera la qualità, tramite la critica assoluta, e la classifica relazionandola con altre opere simili per produzione, tramite la critica relativa. In questo ultimo concetto un critico definisce un'opera come quadro cubista piuttosto che quadro impressionista, come film comico piuttosto che film romantico, opera lirica piuttosto che musica rock.

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